Dal momento della sua scoperta, avvenuta alla fine del Seicento, l’acqua ferruginosa di S. Caterina Valfurva (detta anche “acqua forte” per la ricchezza di ferro, l’elevata alcalinità e l’abbondanza di acido carbonico) divenne un medicamento abitualmente raccomandato per diversi malanni e, in particolare, per quelli che affliggevano l’universo femminile. Con la scusa di “fare la cura delle acque”, il Bormiese visse un periodo d’oro per l’affluenza di clientela distribuita tra i Bagni e la Fonte di S. Caterina. Nella foto, sulla destra, si intravede un crocchio di donne intente a consumare l’acqua ferruginosa o in attesa di riempirne le bottiglie, sotto la pagoda di legno che riparava la sorgente.