Dal momento della sua scoperta, avvenuta alla fine del Seicento, l’acqua ferruginosa di S. Caterina Valfurva (detta anche “acqua forte” per la ricchezza di ferro, l’elevata alcalinità e l’abbondanza di acido carbonico) divenne un medicamento abitualmente raccomandato per diversi malanni e, in particolare, per quelli che affliggevano l’universo femminile. Con la scusa di “fare la cura delle acque”, il Bormiese visse un periodo d’oro per l’affluenza di clientela distribuita tra i Bagni e la Fonte di S. Caterina. Nella foto, sulla destra, si intravede un crocchio di donne intente a consumare l’acqua ferruginosa o in attesa di riempirne le bottiglie, sotto la pagoda di legno che riparava la sorgente.
Caterina Valfurva, 1900 ca.
Archivio Giovanni Maiori e Luigi Clementi in “Attraverso il Bormiese nell’atmosfera di cent’anni fa” ed. Museo Vallivo “M. Testorelli” di Valfurva (1993)
Medicinal remedies for women
From the moment of its discovery at the end of the 17th century, the ferruginous water of S. Caterina Valfurva (also known as ‘strong water’ due to its richness in iron, high alkalinity and abundance of carbonic acid) became a commonly recommended medicine for various ailments and, in particular, for those afflicting the female universe. With the excuse of ‘making the waters cure’, Bormio lived a golden period for the influx of customers distributed between the Baths and the Fonte di S. Caterina. In the photo, on the right, one glimpses a huddle of women intent on consuming the ferruginous water or waiting to fill their bottles, under the wooden pagoda that sheltered the spring.

